Yoga: la via naturale per raggiungere il benessere

19 maggio 2010 Inserito in Scienza

Conosci te stesso attraverso Sahaja YogaLo Yoga è una delle più antiche discipline che ci consentono di conoscere noi stessi in profondità e di apportare un benessere completo a tutto il nostro essere.
Lo Yoga ha le sue radici in India, ma, nonostante sia diffusissimo in tutto il mondo, è spesso nota solo una parte dei suoi benifici. Infatti uno dei primi a diffondere la conoscenza dello yoga fu Patanjali, che scrisse un trattato esteso di cui solo una piccola parte riguarda gli esercizi fisici che invece costituiscono la parte più ampiamente nota agli occidentali.
Per capire come lo yoga possa portarci beneficio, si può cominciare con l’analizzare il significato della parola stessa. Yoga deriva dal sanscrito yok che significa unire, ma unire cosa? Ora, ricordando che i trattati di yoga si basano sulla conoscenza interiore di noi stessi e sulla nostra ascesi spirituale, un punto fondamentale è investigare dentro di noi per capire quale principio è alla base del nostro progresso interiore.
Alla base della nostra colonna vertebrale è situato un osso triangolare detto comunemente osso sacro; questa denominazione deriva dagli antichi studiosi greci, che evidentemente avevano intuito che tale osso avesse un ruolo importante, se non fondamentale, nella nostra vita. Infatti, in tale osso risiede il segreto del nostro benessere.
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La Schiavitù Sottile

9 dicembre 2013 Inserito in Discorsi, Interviste

Programma Pubblico, “Il sistema sottile – Confusione: la Schiavitù Sottile”. Birmingham (UK), 9 Luglio 1982.

Dobbiamo renderci conto che i tempi moderni sono i tempi della confusione. Non sapete cosa volete, non sapete a cosa aspirare. Qualsiasi cosa facciate, non capite se è giusta o sbagliata. La confusione è necessaria: senza confusione non siamo disperati e, senza la disperazione, non ricerchiamo. Ma la confusione è palese soltanto per chi abbia raggiunto una determinata sfera o, si può dire, un certo grado di consapevolezza. Per esempio, all’epoca della venuta di Mosè sulla terra, quando la natura della disperazione era diversa poiché (gli ebrei)volevano uscire dalla schiavitù (degli egizi, ndt), vi era un diverso livello di conoscenza: essa consisteva nell’organizzare la società sulla base di un particolare modello, al fine di portarla al più alto livello di efficienza. Ed era un’emergenza: gli ebrei a quel tempo si trovavano in una posizione molto rischiosa.

Si è verificato in molte nazioni, e per molte generazioni, che si arrivasse ad uno stato di estrema disperazione. La schiavitù dell’uomo era davvero evidente a quel tempo, ma prima di allora la gente non percepiva la schiavitù come qualcosa di negativo, l’accettava, la  dava per scontata; poi arrivò il momento in cui si rese conto che non avrebbe mai più accettato la schiavitù. E giunse una guida che rese possibile tutto questo.

Oggi, in questi tempi moderni, abbiamo un tipo di schiavitù molto sottile, che ci logora ogni giorno, così autodistruttiva che non ne siamo neanche consapevoli; e ne veniamo annientati. Questa distruzione agisce in moltissimi modi, al punto che se non ci risvegliamo alla verità, esiste la possibilità che niente di questa creazione venga salvato.
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Germitox
Eliminate the parasites from your body!
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Chakra e Qualità, discorso fatto a Roma nel 1982

23 novembre 2013 Inserito in Discorsi, Interviste

Questo è un discorso pubblico fatto da Shri Mataji a Roma il 28 Aprile 1982. Purtroppo non c’è la trascrizione, ma solo la traduzione fatta in diretta, che è abbastanza corretta; per chi conosce l’inglese, naturalmente, non ci saranno problemi, visto che Shri Mataji parla abbastanza lentamente in questo discorso.
Shri Mataji, in questo discorso, parla dei vari problemi che si verificano a chi va agli estremi nei canali destro e sinistro e quali soluzioni ci possono essere.

Discorso del giorno successivo.

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Amrita Nubhava

3 novembre 2013 Inserito in Dnyanadeva

Introduzione

“Il mondo delle parole che può parlare di noi deve ancora venire ad esistere” (Amritanubhava, VIII.5)

Così diceva Dnyanadeva perché è molto difficile per le parole descrivere adeguatamente l’esperienza dei santi quando raggiungono lo stato di liberazione. In quello stato, quando l’individuo si unisce con l’Assoluto, allora ‘di quale uso è la legione delle parole?’ (V.62).
Nonostante la difficoltà di esprimere questi concetti ed esperienze sublimi, Dnyanadeva si è imbarcato nell’impresa di descrivere la sua divina esperienza della Realtà Suprema, solo per il gusto di farlo e per permettere ai posteri di ricordare l’esistenza di una così elevata e sublime meta.
Purtroppo, il senso di molte espressioni della lingua originale si perde nella traduzione perché la nostra lingua manca di termini equivalenti. Ma il lettore, durante la lettura, può andare oltre questo limite, connettendosi direttamente con il proprio Sé, cosa che risulterà più semplice per chi abbia ottenuto la Realizzazione del Sé.

Amrit, o amrut, significa ambrosia, o nettare divino; “nubhava” significa esperienza. Quindi letteralmente Amrita Nubhava significa “Esperienza del nettare divino”, quello che avviene nello stato di connessione con il Divino.
È un opera scritta in Marathi, che all’epoca non era una lingua usata per opere di tale levatura, veniva comunemente usato il sanscrito. Il desiderio di Dnyanadeva era proprio quello di comunicare a tutti (non solo a pochi eletti) la conoscenza spirituale e la sua più importante e famosa opera è la traduzione-commentario della Bhagavad Gita in Marathi; la Bhagavad Gita era una delle opere più note sullo Yoga, ma era tramandata esclusivamente in sanscrito e quindi era nota solo a chi conoscesse quella lingua.

Capitolo 1. In questo capitolo, Dnyanadeva descrive i principi di Shiva e Shakti, che sono le componenti maschile e femminile di Dio. Dio è uno, ma separa se stesso nelle Sue componenti di energia statica (l’immanifesto) e di energia dinamica (il manifesto), per dare vita alla creazione. Questa è un’apparente divisione in quanto le due forme non sono dissimili, anche se non sono completamente uguali in quanto hanno funzioni diverse: insieme però sono un essere completo.
Per fare un esempio semplice ma significativo, pensiamo alle nostre mani che noi indichiamo come mano destra e sinistra; esse sono separate in destra e sinistra ma fanno parte dello stesso corpo. Si muovono in modo diverso nello svolgere i loro compiti, ma sono complementari. Si possono fare molti altri esempi naturalmente, come quello della mela divisa in due, o della luce del sole e il sole come riferisce l’autore di quest’opera.
Proprio per poter gioire di se stesso, per ammirare la propria gloria, Dio si separa nei suoi poteri di Shiva e Shakti, per poi ritornare all’assoluta beatitudine nella loro unione.
Possiamo commentare alcuni versi, ricordando quanto abbiamo appreso nel corso.
“Quando Shiva si nasconde, non può essere scoperto senza la Grazia di Lei”: Shiva, il nostro Sé, è nascosto nel nostro cuore e grazie alla Kundalini, la Madre Primordiale in noi, possiamo risvegliarlo.
“Essi sono gli specchi l’uno dell’altro”: così come noi non possiamo vedere la nostra immagine senza qualcosa che la rifletta, allo stesso modo il nostro Spirito non può vedere se stesso, se non attraverso il suo riflesso. Quando uno Shiva incontra la sua Shakti può vedere se stesso, e viceversa.

Per la versione cartacea dell’opera, in inglese, potete fare riferimento alla “Amritanubhava – Ambrosial Experience with Cangadeva Pasati”. Online possiamo trovare un’altra versione su scribd.om: Jnaneshvar PDF

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Carl Jung e la Kundalini

24 ottobre 2013 Inserito in In evidenza, Kundalini, Scienza

“Non mi sento obbligato ad essere junghiano”

Un’affermazione come questa, fatta da Carl Jung negli ultimi anni della sua vita, è destinata a lasciare il segno nel tempo e a rivelare chiaramente la sua attitudine nei confronti della psiche.
Carl JungEgli vedeva il proprio ruolo scientifico come quello di uno studioso dei fenomeni, sempre aperto alle ambivalenti, e per molti aspetti ambigue, intrusioni dell’inconscio nella sfera conscia dell’ego. Jung vedeva l’ego in qualche modo connesso con il vasto ed impersonale ambito del Sé, che nei suoi ultimi lavori egli identificava come la sola realtà fondamentale ed oggettiva cui l’uomo può attingere. In questa prospettiva, la stratificata e stupefacente complessità delle funzioni dell’anima risulta, per l’essere conscio, sfuggente, pressappoco come avviene nel concetto Buddhista di maya.
L’occidente vede la maya (cioè la natura e la realtà percepite, organizzate, identificate dai sensi e dunque facilmente illusorie) come la realtà a tutti gli effetti. La nostra civiltà si è infatti focalizzata sulle esperienze esteriori dell’uomo, producendo delle conseguenze spesso catastrofiche, che sfociano nelle frequenti disfunzioni psichiche di tante persone, in molti casi dovute proprio alla trascuratezza dei valori della realtà interiore dell’essere umano.

Jung considerò la cultura indiana non per le opposizioni personale/impersonale o soggettivo/oggettivo, ma centrando la sua attenzione sul rapporto tra la consapevolezza personale e la Kundalini, le quali non si presentavano come una cosa sola: gli Dei erano completamente diversi dagli esseri umani. Era perciò necessario vivere, e stabilizzare, una presenza di salda consapevolezza del mondo prima che fosse possiblie che il distacco gradualmente emergesse permettendo che l’altra, oggettiva realtà si connettesse con il conscio.

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Vivere nel presente

7 ottobre 2013 Inserito in Racconti

I seguenti Racconti Zen mirano a ricordarci l’importanza di vivere nel presente, nello stato di consapevolezza senza pensieri. Nelle scuole Zen, i maestri davano agli allievi dei Koan, che erano “dei temi affidati dal maestro zen al discepolo cui chiede la soluzione” ed erano in genere dei casi così assurdi da indurre il discepolo ad uno stato di arresa del proprio mentale e quindi di consapevolezza senza pensieri. Possiamo definirlo come uno stato di contemplazione, proprio come quello suggerito dalle poesie Zen, in cui non c’è niente da capire ma solo percepire nel profondo del proprio sé.

La parabola delle tigri affamate

In un sutra, Buddha raccontò una parabola:

Un uomo camminando per un campo s’imbatté in una tigre. Per sfuggire alla tigre si mise a correre, inseguito dalla tigre. Giunto ad un precipizio, non gli restò come via d’uscita se non di aggrapparsi ad una radice di vite selvatica e si lasciò penzolare oltre l’orlo, quando s’avvide che in basso un’altra tigre si stava leccando i baffi in attesa di divorarlo.
E lui era lì penzoloni che non poteva andare né su né giù, e si reggeva ad una misera vite, fino a che due topi, uno bianco e uno nero, cominciarono a rosicchiare una radice, piano piano.
Allorché l’uomo, vedendo di fronte a sé una bellissima fragola, la colse con una mano mentre l’altra lo reggeva, e se la gustò… com’era dolce!

Il senso dello Zen

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Meditazione Sahaja Yoga a Forlì e Ravenna

7 ottobre 2013 Inserito in Corsi

Di seguito l’elenco dei corsi di Sahaja Yoga di Forlì e Ravenna:

 

Forlì –  Circolo Arci di corso Garibaldi 280
Inizio del corso: Giovedì 17 ottobre 2013 ore 18:30
Per info e contatti:
e-mail: xeleea@yahoo.com
tel. 335.8457922

 

Alfonsine – cinema “Guliver”, Piazza della Resistenza
Inizio del corso: Mercoledì 9 ottobre 2013 ore 20:30
Per info e contatti:
tel. 338.8459248

Essere distaccati in ogni situazione

5 ottobre 2013 Inserito in In evidenza, Racconti

È facile essere distaccati in situazioni che non ci riguardano direttamente, ma quando gli avvenimenti riguardano le nostre ambizioni o i nostri desideri più intimi, allora diventa decisamente più difficile. Queste due aneddoti Zen, mostrano il caso di due persone che sono riuscite a mantenere il distacco.

Hakuin e il bambino a sorpresa

Il maestro Zen Hakuin era decantato dai vicini per la purezza della sua vita. Ma la vita sfidò questa sua virtù nelle spoglie di una bella ragazza, figlia dei suoi vicini.
I genitori di questa ragazza avevano un negozio di alimentari e, un giorno, come un fulmine a ciel sereno vennero a sapere che la figlia era in cinta. La cosa fece arrabbiare molto i genitori e insistettero così tanto a far confessare la riluttante ragazza, che lei finì col dire che il responsabile fu il maestro Hakuin.
I genitori, senza pensarci due volte, si lanciarono arrabbiati contro il maestro, il quale, mantenendo la calma, semplicemente rispose: “Ah sì?” .
Accusare un maestro Zen di mancare alla propria castità non era un’offesa da poco, ma aver perso la proprio reputazione non scompose minimamente il maestro Hakuin. Quando il bambino nacque e lo portarono da lui, lui si occupò del bambino con molta sollecitudine, procurandosi tutto quello di cui aveva bisogno da un vicino.
Dopo un anno, la ragazza madre non resistette più alla vergogna dell’accusa infamante che aveva fatto e disse ai genitori la verità: il vero padre del bambino era un giovanotto che lavorava al mercato del pesce.
La madre e il padre della ragazza andarono subito da Hakuin a chiedergli il perdono, a fargli le loro scuse e a riprendersi il bambino.
Hakuin non fece obiezioni, nel cedere il bambino, tutto quello che disse fu: “Ah sì?”.

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Meditazione Sahaja Yoga a Ivrea

30 settembre 2013 Inserito in Corsi

La fonte del benessere è dentro di te

Conosci te stesso per raggiungere equilibrio interiore e gioia di esistere

La Realizzazione del Sé

Conferenze introduttive alla meditazione Sahaja Yoga

ed esperienza pratica

ogni Martedì alle ore 21

Ivrea

Ingresso libero

 

Per informazioni rivolgersi a: 3357116013 ;    info@sahajayogaivrea.it

Ryonen, colei che realizzò chiaramente

30 settembre 2013 Inserito in Racconti

Quando sentiamo parlare di ricerca spirituale e di ascesi, siamo propensi a pensare a degli uomini dediti a questo percorso. In realtà, sono moltissime le donne che hanno seguito questo percorso di vita, quando è stato concesso loro di farlo.

zen-fioreQuesto è il caso di Ryonen Genso, una monaca buddhista giapponese. Nacque nel 1797 in una nobile famiglia. Il suo talento poetico e la sua bellezza erano così grandi che già a diciassette anni era tra le dame di corte dell’imperatrice. Ma l’imperatrice morì improvvisamente e molto presto, per cui la vita di Ryonen prese un altro percorso deciso dai suoi familiari.

Lei avrebbe voluto dedicarsi allo studio dello Zen, ma i suoi familiari la costrinsero al matrimonio. A quel punto, Ryonen giunse a strappar loro una promessa, ovvero di ottenere la propria libertà una volta che avesse messo al mondo tre figli.
Prima ancora di compiere venticinque anni, era riuscita a soddisfare questa condizione e a quel punto nessuno poté impedirle di dedicarsi alla vita che desiderava.

A quel punto, la giovane si rase il capo e prese il nome di Ryonen, che vuol dire “realizzare chiaramente”, e cominciò il suo pellegrinaggio.
Nella sua ricerca di una scuola Zen, non aveva previsto però un impedimento: nessun maestro la voleva presso di sé perché era troppo bella e ciò era una minaccia per l’armonia dei monaci uomini. Dopo essere stata rifiutata a malincuore da un altro maestro, Hakuo, Ryonen prese una decisione drastica: prese un ferro rovente e se lo appoggio sul viso. A quel punto la sua bellezza era svanita per sempre e poté essere accettata dal maestro Hakuo.

Commemorando questo avvenimento Ryonen scrisse una poesia sul retro di un piccolo specchio:

Quando ero una ragazza, giocavo in una corte, bruciando incenso.
Ora, brucio il mio viso per studiare lo Zen.
Ogni stagione scorre facilmente nell’altra, e
non so chi scrive questo in un mondo di cambiamento.

e poi:

Questo è il mondo vivente,
ma il mio volto è stato bruciato.
Sarei una cosa pietosa se non sapessi
che il fuoco non ha bruciato altro che la mia illusione.

Quando stava per lasciare questo mondo, Ryonen scrisse un’altra poesia:

Sessantasei volte questi occhi hanno guardato
la mutevole scena dell’autunno.
Ho parlato abbastanza del chiaro di luna,
Non domandare altro.
Ma ascolta la voce dei pini e dei cedri quando
non c’è un alito di vento.

Tratto da “101 Storie Zen”.

Corsi Sahaja Yoga a Bologna e Provincia

26 settembre 2013 Inserito in Corsi

Di seguito l’elenco dei corsi di Sahaja Yoga di Bologna e Provincia :

 

Bologna centro – “Ristorante India”, Via Nazario Sauro, 14/a
Inizio del corso: Mercoledì 2 ottobre 2013 ore 18
Per info e contatti:
e-mail:sahajayogabo@gmail.com
tel. 339.1019275

 

Casalecchio e Zola Predosa – “Casa delle Associazioni” presso la ex. Scuola Elementare Statale Riale, Vicolo Pascoli, 1 (entrata Via Gesso)
Inizio del corso: Martedì 8 ottobre 2013 ore 21 
Per info e contatti:
e-mail: m.francesio@tiscali.it
tel. 347.2638443

 

Budrio – “Ludoteca Baby Parking”, Via Martiri Antifascisti, 53
Inizio del corso: Martedì 1 ottobre, ore 20.30
Per info e contatti:
e-mail:susimanca@gmail.com
tel. 340.0667183