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La Divina Umanità di William Blake

28 novembre 2011 Inserito in William Blake

William BlakeWilliam Blake nacque il 28 novembre 1757 a Soho, uno dei quartieri centrali di Londra, all’indirizzo di 28 Broad Street, che corrisponde all’odierno 7 Marshall street. La casa fu demolita e ricostruita, mentre al numero 8 di Marshall street ci sono dei locali dedicati all’artista e alla sua opera.
Il padre era un benestante commerciante di maglieria e sua madre si occupò della sua istruzione. William mostrò fin da piccolo un notevole talento artistico che i suoi genitori incoraggiarono mandandolo prima in una scuola di disegno e poi in apprendistato presso l’incisore James Basire nel 1972. Finito l’apprendistato nel 1779, si iscrive alla prestigiosa Royal Academy of Art’s Schools of Design, dove comincia a fare le sue prime esposizioni alle mostre d’arte organizzate dalla scuola e allaccia amicizie con molti altri artisti.
Nel 1782, William sposa Catherine Boucher, la figlia di un fiorario ambulante. Il loro incontro è stato alquanto particolare: infatti William era andato a trovare dei conoscenti e là si lamentava di una cocente delusione d’amore che aveva appena avuto; Catherine – disse più tardi – riconobbe subito in lui l’uomo della sua vita e, sentendosi mancare, inizialmente si allontanò dalla stanza; poi tornò e Blake, dopo aver finito il suo angoscio racconto, le chiese “Do you pity me?” e come lei rispose di sì, lui le chiese di sposarlo. Siccome Catherine era illetterata (non sapeva scrivere) e veniva da una famiglia di “livello inferiore”, Blake padre non approvò il matrimonio; morì però ben presto, nel 1983. In ogni caso Catherine imparò a leggere e a scrivere e aiutò il marito nel suo lavoro: il loro fu un matrimonio molto felice, nonostante le difficoltà che dovettero affrontare.
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Canti dell’Esperienza

27 novembre 2011 Inserito in Testi antichi, William Blake

Introduzione

Songs of Experience - William BlakeUdite la voce del Bardo!
Che Presente, Passato & Futuro vede,
Le cui orecchia hanno udito
Le Parole Sante
Che passeggiava tra gli alberi antichi,

Chiamando l’Anima decaduta,
E piangendo nella rugiada notturna,
Che potrebbe controllare
Il polo stellato
E la caduta, la caduta luce rinnovare!

O Terra, O Terra ritorna!
Sollevati al di sopra della rugiadosa erba;
La notte s’è dileguata,
E il mattino
sale da una massa intorpidita.

Non andare più via.
Perché andartene?
Il pavimento stellato,
La spiaggia umida
Ti sono concesse fino al sorgere del mattino.

I “Canti dell’Innocenza” cominciano con il canto di un allegro Zufolaro, mentre qui si comincia con l’invocazione del Saggio Bardo affinché porti la sua conoscenza al mondo, all’anima del mondo decaduta. È comunque un canto di speranza e di desiderio di rinnovo, di ricerca dei valori perduti: “la notte di è dileguata e il mattino sta per tornare” e portare quindi di nuovo sul mondo la sua luce.
Quindi, la perdita di valori e lo smarrimento non corrispondono ad una fine e i canti di William Blake non sono un pianto di desolazione; ma sono solo una fase, forse una fase di ricerca che portando il ricercatore-uomo ad ottenere solo infelicità e afflizioni, gli permettono di svuluppare una rinnovata fede. Il Male è visto come un mezzo per riconoscere il Bene, il Buio permette di apprezzare la Luce.

La Risposta della Terra
La Tigre
Ah! Girasole

Canti d’Innocenza

26 novembre 2011 Inserito in Testi antichi, William Blake

Introduzione

Songs of Innocence - William BlakePer valli selvagge zufolavo
Canzoni di amabile gaiezza zufolavo.
Su una nuvola vidi un bimbo
Che ridendo disse a me:

“Suona una canzone sull’Agnello!”
Così suonai con allegria
“Zufolaro, suonala ancora”
Così suonai, lui pianse a sentirla.

“Lascia il tuo zufolo, il tuo lieto zufolo
Canta le tue canzoni più allegre che sai!
Così cantai ancor la stessa
Mentre egli piangeva di gioia nel sentirla.

“Zufolare, siedi qui e scrivi
In un libro, che tutti possano leggere”
Così lui disparve dalla mia vista

Ed io colsi una canna vuota,
E ne feci una penna grezza,
E la tinsi l’acqua chiara,
E scrissi le gaie canzoni.
Che ogni bambino gioisca a sentirle.

Questa Introduzione da una chiara indicazione del tono dei Canti d’Innocenza, con il suo uso delle immagini del bambino e dell’Agnello (Gesù Cristo), insieme con l’idilliaco sfondo pastorale che trasmette il senso dell’Innocenza: assenza di sensi di colpa, libertà dal male e dal peccato, delicatezza di sentimenti, gaiezza.
Immagini idilliache si confrontano con situazioni quotidiane in cui l’Innoncenza viene costretta dai dogmi e dai condizionamenti di una società ipocrita, in cui esistono situazioni di sfruttamento minorile, di discriminazione raziale e di di mancanza di rispetto dei veri valori spirituali. Nonostante queste condizioni, l’Inncenza mantiene la sua freschezza e delicatezza nei versi riportati dal poeta e nelle illustrazioni.

Il Pastore
Gioia d’Infante
Il Verde echeggiante di suoni
L’Agnello
Il Piccolo Bambino nero
La Fioritura
Lo Spazzacamino
L’Immagine Divina
La Voce del Vecchio Bardo