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Mantra in Sahaja Yoga

21 ottobre 2010 In Mantra
Omkara

Mantra OM

Mantra deriva dal termine sanscrito manana che significa meditare. Il mantra è un “qualcosa” che viene pronunciato durante la meditazione. È la fonetizzazione delle vibrazioni in uno specifico suono che ha un effetto diretto sul nostro essere interiore. Quando un’anima realizzata (yogi o yogini) pronuncia un mantra, media l’energia spirituale per uno specifico proposito per il quale il mantra è inteso.

La pratica di usare mantra per aiutare la meditazione o meglio per purificare il proprio sistema sottile è antica e non è limitata solo all’India. In India, un Sat Guru (Maestro Spirituale Vero) poteva dare, a sua discrezione e se ce n’era bisogno, dei mantra o nomi sacri al discepolo per riperterli: questa pratica viene chiamata japa.
Ma anche in Italia, si usava (e in alcuni paesi ancora si usa) la pratica della ripetizione di nomi sacri per ottenere delle benedizioni o semplicemente per devozione. Per esempio, i nomi in latino dedicati alla Madonna (Dei Genitrix, Virgo Benedicta, Turris Eburnea, ecc.), hanno tutti un forte potenziale energetico positivo ovvero delle buone vibrazioni.
Che poi queste pratiche vengano/venissero usate per superstizione o in modo ritualistico (in India, in Italia, ovunque), questo è soggettivo e non ne sminuisce assolutamente il valore intrinseco.

Perché i mantra sono principalmente in sanscrito?

In generale ogni affermazione che abbia una qualità vibratoria positiva, aiuta a migliorare i nostri chakra. Per esempio, quando noi diciamo (vedi esperienza della Realizzazione del Sé) “Io perdono”, noi invochiamo un principio purificatore dell’Agnya chakra, perché la compassione è la qualità precipua di questo chakra.
Eppure, i mantra in sanscrito possono avere un effetto più profondo, perché il sanscrito nasce proprio come lingua sacra: è Deva-vani (una lingua divina).
Quando la Kundalini si muove lungo il canale centrale, emette vibrazioni.
Nel passaggio attraverso i chakra poi, essa produce diversi suoni (di tipo anahat, ovvero non prodotti da frizionamento e quindi non udibili con le orecchie) che vengono chiamati bija akshar (bija significa seme). Alcuni antichi meditanti poterono raggiungere un livello così profondo di meditazione da essere in grado di percepire questi suoni; li hanno quindi usati per formare l’alfabeto del Devanagari (trad. città degli Dei), ovvero quello usato nel sanscrito.
Da qui si deduce che una parola sanscrita può avere un effetto sui chakra ancor più diretto di ogni altra lingua, proprio perché i suoni usati per formarla sono gli stessi dei chakra.

Consigli per l’uso dei mantra

L’effetto di un mantra è positivo in generale, ma lo è ancora di più nel momento in cui si è nello stato di yoga, perché in tale stato si realizza una connessione fra il nostro Sé individuale e il Sé universale e le energie in gioco sono molto più forti e quindi più efficaci per migliorare i nostri chakra.
Comunque è bene seguire pochi semplici suggerimenti nel seguire questa pratica che possono renderla più efficace.

Shri Mataji ha indicato varie volte che i mantra non dovrebbero essere detti a bassa voce (se possibile), ma con un tono un po’ più alto rispetto al nostro usuale tono di voce, perché questo aiuta a migliorare il canale sinistro (Ida Nadi). Il ritmo e la velocità dovrebbero essere moderati: né troppo lento, né troppo veloce.
Quando i mantra vengono detti insieme ad altre persone, naturalmente le energie coinvolte sono più forti e l’effetto può essere maggiore; a quel punto però è bene porre una maggiore attenzione nell’usare un tono gentile, chiaro e nell’essere intonati. Infatti, il senso del pronunciare un mantra è di invocare le qualità divine dei nostri chakra per migliorarli e quindi è bene che abbia una forma gradevole ad udirsi; diciamo che questo è ovvio in generale: se mormoriamo, strilliamo o siamo stonati i nostri interlocutori faranno del loro meglio per svignarsela piuttosto che starci sentire!
Un’altra cosa importante è che non è necessario ripetere lo stesso mantra all’infinito. Anche in questo caso, come in tutte le tecniche usate in Sahaja Yoga, l’importante è fare le cose col cuore e con una buona attenzione.
Inoltre ricordiamo che a livello sottile, il chakra che dà “potere”, ovvero efficacia, al mantra (mantra samarthya-pradayini) è il Vishuddhi chakra, in particolare il Vishuddhi sinistro; per cui è importante prendersi ben cura di questo chakra.



di Silvana Donato

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