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Sahasrara chakra: diventare atit

23 giugno 2012 In Discorsi, Sahasrara

Estratto dal discorso sul Sahasrara chakra. Laxenburg, Vienna (Austria), 5 Maggio 1985.

Shri Mataji e il Sahajara chakraIn passato nessuno parlò del Sahasrara chakra. È un grande privilegio per voi potere entrare nel Sahasrara del Virata [Virata è l'essere cosmico] e risiedere nel cervello come cellule di quel Sahasrara. Vediamo ora qual è la qualità delle cellule del Sahasrara. Esse sono cellule speciali, create dal lavoro dello Swadisthana. Passando attraverso tutti i chakra, una volta arrivati al Sahasrara, esse sono equipaggiate per manovrare l’attività del cervello senza rimanere coinvolte in altri elementi del corpo. Allo stesso modo i sahaja yogi non devono essere coinvolti con le altre cellule (esseri umani) del corpo di questo universo.

La prima cosa che accade a un sahaja yogi a livello del Sahasrara è che diviene atit (al di là). Trascende molte cose. Kalatit, va al di là del tempo, il tempo è suo schiavo. Se dovete andare da qualche parte, improvvisamente scoprite che ogni cosa funziona in armonia con ciò che voi state facendo. Per esempio, se dovete prendere un treno e arrivate in ritardo alla stazione, scoprirete che anche il treno è in ritardo per voi. Le cose funzionano in modo tale da avere la sensazione che tutto si muova per vostra completa convenienza. Così andate al di là del tempo, kalatit.

Inoltre diventate dharmatit, cioè il dharma diventa una parte integrante del vostro essere. Non c’è bisogno che nessuno vi dica “Non fare questo o quest’altro”; semplicemente non lo fate; ciò che dovete fare invece lo fate. Quindi andate al di là di tutti questi dharma che sono poi dharma umani.
Il dharma umano è necessario quando la nostra attenzione resta attratta dalla lussuria o dall’avidità e non riesce a tirarsene fuori. Ma ora l’attenzione diventa dharmatit, cioè perde il suo dharma. I dharma dell’attenzione insegnati dai profeti devono essere applicati come controllo. Questo perché noi veniamo dal livello più basso. Così questi dharma esistono nel nostro essere e iniziano a manifestarsi in modo che quando veniamo attaccati possiamo avere delle misure per controllare l’attacco. In questo modo costruiamo i nostri dharma, ci autoregoliamo e controlliamo queste tendenze con i dharma che abbiamo ereditato dalla nostra precedente condizione inferiore.
Ad esempio il carbonio ha quattro valenze e deve averne quattro; esso agisce secondo queste quattro valenze che non potrebbero essere sei. Ma gli esseri umani possono stabilizzare in se stessi quelle valenze che si suppone rappresentino il dharma umano, il manu-dharma. Ma con l’ascesa nel Sahasrara l’attenzione perde quella qualità, cioè non ne avete più bisogno; non c’è più bisogno di porre dharma, cioè restrizioni su voi stessi. Non dovete più disciplinarvi, perché diventate disciplinati automaticamente. L’attenzione diventa pura, non si attacca né viene attaccata da alcunché, è pura come la foglia del loto sulla quale l’acqua non ristagna mai. Così divenite kalatit e dharmatit.

Diventate anche gunatit, cioè andate al di là dei tre stati d’animo nei quali siete nati, cioè sinistro, destro e centrale. Il sinistro è quello attraverso il quale la vostra attenzione sviluppa attaccamenti emotivi. Il secondo stato d’animo è quello fisico e riguarda gli attaccamenti mentali. Il terzo l’attaccamento al dharma, l’attaccamento all’essere virtuoso e a rendere virtuosi gli altri, a disciplinare gli altri e se stessi. Quando una persona cerca di controllare i suoi nemici (che sono la lussuria, l’ira, l’orgoglio, la vanità, gli attaccamenti e l’avidità), questo è sattvika. Tutte queste restrizioni sull’attenzione si perdono e divenite una persona libera, di assoluta saggezza. La vostra stessa attenzione diviene dharmica. Quindi perdete le vostre guna e divenite satguni, cioè virtuosi, non attraverso la disciplina ma spontaneamente, diventate spontaneamente retti.

Qualche volta persone del genere possono imbarazzarvi, come il Cristo che prese una frusta in mano e colpì quelli che vendevano merce in presenza di Dio, cioè di fronte al tempio. Secondo le leggi non dovremmo mai andare in collera, ma questa collera [quella di Gesù nel tempio] è quella di un gunatit, ed è un avvenimento spontaneo che non può essere analizzato; deve manifestarsi.
L’ira della Devi [Dio] nei confronti dei rakshasa [demoni], l’uccisione dei rakshasa, Krishna che dice ad Arjuna di uccidere i suoi nemici perché è come se fossero già morti: tutte queste cose si spiegano quando si va al di là.
Così nello stato di atit sorgono nuove condizioni. Solo colui che può controllare è al di là. Chi è coinvolto invece non può esserlo. Se dovete tirare una barca sulla spiaggia, dovete essere sulla spiaggia. Solo colui che è andato al di là può fare ciò, colui che è atit.
Ma per quanto riguarda la conoscenza di una tale persona, non possiamo pensare perché essa è al di là del pensiero. Non la possiamo descrivere perché essa non può essere descritta. Non si può dire perché Socrate accettò di bere la cicuta, perché Cristo accettò di essere crocifisso. Ciò è al di là della comprensione umana. Ecco come vi comportate al di là della comprensione umana e inoltre non dovete avere nessun certificato dagli esseri umani. I vostri certificati vengono da Dio onnipotente e non dagli esseri umani, che sono ad un livello più basso. Sarebbe come se un cane scrivesse qualcosa sugli esseri umani.

Così raggiungete uno stato che può essere descritto col prefisso a-, che significa ‘senza’. Una tale persona è senza pensiero,  senza avidità,  senza lussuria, priva di tutto ciò. Essa viene detta ashesha, al di fuori della quale non rimane nulla.
Quando volete creare il vuoto si raggiunge sempre un punto in cui il vuoto non è completo, perché in esso rimane pur sempre qualcosa, non si può avere un vuoto completo. [Segue la descrizione di come possiamo diventare]

Ma in una tale persona la completa vacuità esiste, vuoto completo di tutti gli aspetti negativi e aggressivi. È un essere eterno, nessuno può ucciderlo, nessuno può danneggiarlo, nessuno può ferirlo. La collera o il rispetto di chiunque non lo influenzano. Non è disturbato dagli insulti né lusingato dalle lodi perché è privo della capacità di godere delle lusinghe dell’ego.

Il terzo stato che si raggiunge è quello in cui si ricevono le benedizioni. La parola nih è la prima parte del Mio nome; in sanscrito quando si combina con mala, allora diventa Nirmala. La parola iniziale è però nih. È un ni che vibra un pochino, nih -significa assoluto. Quindi nih significa in effetti senza, e nira significa assoluto. Ad esempio nirananda, niratma significano gioia assoluta, atma assoluto — kevalam, il solo, cioè non c’è nient’altro che gioia. Così qui la gioia diviene nirananda, cioè gioia assoluta, niente altro che gioia, è la completa libertà.
Come vi ho già detto, potete avere molti tipi di gioia: shivananda, la gioia dello spirito, oppure brahmananda, la gioia del benessere. Ci sono poi lilananda e krishnananda, dove provate la gioia del gioco. Quando però raggiungete lo stato del Sahasrara, lì c’è nirananda, cioè gioia pura ed assoluta. La parola Nira è il Mio nome, essa significa anche assoluto. Così quando mettete questo aggettivo davanti a qualsiasi cosa, diventa assoluta. Voi stessi diventate assoluti, e quando siete in quello stato di assoluto, non c’è posto per nient’altro che per voi stessi.

Ma vediamo un po’ che cos’è l’assoluto. Esso significa non relativo, non ha cioè qualità relative. L’assoluto non può essere paragonato (atulniya), non può essere compreso perché non lo si può correlare ad alcunché per comprenderlo. È assoluto; più cerchiamo di capirlo più ce ne allontaneremo. Ogni volta che proviamo ad analizzare l’assoluto ne siamo lontani.
Quindi ecco cosa conseguiamo a livello del Sahasrara: nirananda. A differenti livelli di Sahaja Yoga abbiamo dovuto iniziare da shriananda, cioè l’ananda del corpo, oppure da manasananda, la gioia del manasa, della psiche. Poi c’è stata ahamkarananda, la soddisfazione dell’ego. Ma lo stato che deve essere stabilizzato dentro di noi è quello di nirananda. Allora cosa c’è da aver paura, cosa c’è da dire? Non se ne può parlare, perché a cosa la paragonerete? Non si può dire che è come questo o come quest’altro, non ci sono parole per descrivere l’assoluto. Solo tramite la negazione, ciò che rimane è l’assoluto. Così raggiungete lo stato di assoluto; quello è lo stato in cui viene stabilita una completa comunicazione, e in quella comunicazione voi non avete altri che l’Assoluto dentro di voi.

Voi siete qui per il Sahasrara Puja. Questo è il livello al quale dovreste aspirare, questa dovrebbe essere l’ascesa: dovremmo essere stabilizzati in noi stessi. Non c’è bisogno di andare sull’Himalaya, non c’è bisogno di fare niente di drastico. Rimanendo in questo mondo dobbiamo diventare l’Assoluto, il solo, kevalam.
È inutile chiedere come ciò possa accadere, semplicemente lo divenite, come un fiore diventa frutto. È tutto già costruito dentro di voi. Permettete che ciò avvenga, solo arrendendovi voi divenite. Arrendete tutto e sarete sorpresi di trovarvi nello stato in cui gioirete del vostro Assoluto. Esso è Amore assoluto, Compassione assoluta, Potere assoluto. Le parole si fermano, così le descrizioni. Voi divenite l’Assoluto e sentite la vostra assolutezza attraverso di esso, con un senso di unità. Se qualcuno non è con voi non ve ne preoccupate, non c’è bisogno di alcuna compagnia. Siete soli, nella gioia dell’Assoluto. È solo allora che potete gioire dell’Assoluto che è negli altri, nel migliore dei modi, non vedendo cioè altro che l’Assoluto.



di Shri Mataji Nirmala Devi

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